Viaggio nella Maremma tra vino amici e Festival Blues
Partiti dall'Argentario lasciamo il fresco silenzio del rumoreggiare dei grilli notturni e delle cicale diurne, dell'upupa che ti tien compagnia insieme alla luna d'argento che si specchia nella calma laguna di Orbetello (senza bottarga ahimè) con le stelle a corona, il solo lume della notte insulare. La strada ci porta a nord, un'Aurelia di nuovo disegno sulla carta ma dal fondo troppo sconnesso per permetterti di godere dell'ampio paesaggio campestre che la Maremma anche qua ti offre. Ampi gli uliveti con contorno di vigne alternati da seminativi; in lontananza ora visibile ora no, un mare azzurro intenso, ad un certo punto il profilo dell'Elba. Arrivi all'estremo nord maremmano, il bivio a destra indica Bolgheri, lo imbocchi ed un lunghissimo viale di 5 km di cipressi a destra e sinistra ti fan da ali su fino all'ingresso del Castello di Bolgheri. Una cinta muraria ben conservata protegge un tesoro architettonico e gastronomico. Le poche vie si affacciano su piazzole nette e pulite, ombreggianti che danno ora su osterie, ora su enoteche e su case d'antichi profumi. Tra i tanti ingressi ristorativi, Tognoni (sulla sinistra dopo la porta del castello) offre un servizio difficile trovare altrove, alla mescita il meglio di Bolgheri, famosi e sconosciuti, porzione intera o mezzo bicchiere, che dire di più, con poca spesa ti puoi avvicinare ad uno dei distretti vitivinicoli più importanti d'Italia. Certo qui manca ancora il blasone della storia, la vigna è storia recente, 50 anni o poco meno, ma alcuni vini hanno carature di alto livello. Per bere cotanto, una tartare di chianina e un taglierino al piccione possono esser d'uopo, ben cucinati e ben serviti, se volete più semplice un'ottimo prosciutto di cinta e una zuppa di cipolle. L'abbinamento? Come insegna Il MAESTRO (Gualtiero Marchesi) se non vi garba mangiando bevete acqua e godetevi il vino poi, il nettare rosso vi ringrazierà.
Uscendo salite la piazza e arrivate ad una gelateria tra e migliori d'Italia. Scendendo da Bolgheri potete andare verso Bibbona a nord per ammirare le poche vigne in zona oppure a sud verso Castagneto Carducci, un susseguirsi di verde intenso e infinito dove la vigna è protetta da siepi e stretti alberi, dove gli ulivi sembrano farla da padroni e in mezzo le vigne curate, pettinate, carezzate, giardini di rara e ricca bellezza. State percorrendo la Bolgherese, passionale strada delle vigne di quest'area. Giù in basso verso il mare le vigne di vermentino vicino a quelle di sauvignon, più su verso l'interno i tanti cabernet sauvignon, merlot, cabernet franc, petit verdot, qualche syrah e il rarissimo sangiovese proprio sotto Castagneto Carducci. Paese natale del poeta Giosuè Carducci, arroccato in cima al colle, le cui stradine pullulano di negozi, enoteche, alimentari, osterie, tra tutti l'enoteca del sommelier Pasquino, grande conoscitore dei vini della zona che vi farà assaggiare una panoramica di Bolgheri con adeguate illustrazioni verbali. Qui tutto gira attorno al vino, tutti fan qualcosa per Bacco, dove 50 anni fa c'era si e no una campagna coltivata, ora, grazie al Marchese, Incisa della Rocchetta e poi Piermaria Meletti Cavallari, oggi c'è un fiorente e intenso lavoro per quanti si occupano di vino di qualità. Ripartiamo per Pistoia, dove ci aspetta il Festival Blues che parte stasera con Skunk Anansie, ma non ci andremo (sabato e domenica si) perchè la serata è dedicata ad un carissimo amico, Federico, col quale da anni si doveva stare un po' insieme, per parlare, ciarlare, canzonare, scazzare, rilassare, tra un bicchiere di Bolgheri dell'Argentiera (ottimo) e un'improbabile Pinot Nero di Villa Bagnolo a Prato (davvero buono).
Da qui, dal Montemagno di Quarrata, dove il buon Federico, ci ha trovato un delizioso alloggio, si gode della vista di quelli di sotto, i blasfemi distretti industriali e cittadini che corrono da Pistoia a Prato; più lontano la luce di Firenze... che emozione nominar Firenze....al sol pensiero che lì tant'Arte è passata emoziona scriverne. Alle spalle le alte colline che mi separano da Vinci e Carmignano....ah Carmignano, vino delizioso, Lorenzo il Magnifico ne fu l'artefice e più avanti ne racconterò. Tutt'attorno, silenzio...cani che si chiamano....abbaiano...si parlano...ora possono, l'umano disturbo è finalmente quieto nelle antiche case di pietra che puntellano queste ridenti colline.