Bianchello o Biancame minimo 95% e per il restante 5% malvasia toscana
ABBINAMENTI:
pesci bolliti, crostacei cotti alla brace, primi piatti con salse a base di pesce e delicate, carni bianche.
Il bianchello del Metauro prende il nome dal vitigno Biancame con cui è prodotto e dal fiume Metauro, lungo le cui rive viene coltivato. La DOC viene riconosciuta nel 1969 e, nonostante la zona nord delle Marche sia la meno vocata alla produzione di vino in quanto il terreno e il microclima non sono dei migliori, ciò non ha impedito ai produttori di ottenere ottimi risultati. La zona di produzione del Bianchello del Metauro è posta all'interno di 18 comuni della provincia di Pesaro-Urbino in prossimità del corso del fiume Metauro. Le zone più vocate alla coltivazione di Bianchello sono quelle interne, fra cui Fermignano, Acqualagna, Fratte Rosa, Cartoceto, Fossombrone, Isola del Piano. Il Bianchello del Metauro pare essere un clone delle uve Greco e avere affinità con il Trebbiano Toscano. Il nome del vino si ispira anche al Metauro, uno dei principali fiumi della regione, sulle cui sponde si allineano le vigne di Bianchello. Pare che il Bianchello del Metauro, insieme al Verdicchio, abbiano contribuito a salvare Roma dall’esercito di Asdrubale, fratello di Annibale. Si dice infatti che l’esercito romano sconfisse facilmente le milizie cartaginesi in quanto i soldati di Asdrubale avevano bevuto in abbondanza questi vini prima della battaglia. Del Bianchello parlarono inoltre molti storici e studiosi dell’antichità, tanto che la fama di questo vino continuò a crescere incessantemente fino ai tempi moderni. Il suo successo all’interno dei confini marchigiani culminò nell’aprile del 1969 quando gli venne attribuita la DOC, riconoscendone così ufficialmente la qualità. La zona di produzione comprende la parte più bassa della Valle del Metauro in provincia di Pesaro. Il Bianchello si ottiene da uve Biancame (minimo 95%) eventualmente completate dall’aggiunta di uve di Malvasia Toscana (massimo 5%).